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GIANNINO E LA PIETRA NELLA MINESTRA

“Giannino e la pietra nella minestra” di Guido Castiglia e con Guido Castiglia e Beppe Rizzo, visto dagli Spettatori Sensibili delle classi 1A E 1B (a.s. 2018/2019) della Scuola Primaria Sant’Anna di Torino.



Giannino, bambino circondato da giochi elettronici, TV, computer e play station; Giannino abituato a seguire un menù a base di merendine e patatine; Giannino capace di averle spesso tutte vinte, in virtù dei suoi potenti capricci opposti a ogni proposta di fare diverso da quello che fa. Ma Giannino bambino capace anche di scoprire cose nuove e, alla fine, di cambiare. (Per sapere di più dello spettacolo vai alla pagina dedicata e scarica la scheda didattica

 

Abbiamo chiesto ai bambini di fare il “Gioco dei tanti Giannini”. Perché in fondo un poco Giannino lo siamo tutti: a tutti piace fare i dispetti, a tutti capita a volte di fare i capricci e tutti siamo capaci di scoprire cose nuove. E allora via, alla ricerca del nostro Giannino.

Il risultato sono i disegni, poco più di cinquanta, che qui pubblichiamo

In essi, e nelle parole che li accompagnano, abbiamo innanzitutto visto lo spettacolo risuonare nell’esperienza degli spettatori. Essi si sono infatti riconosciuti nel protagonista e nella sua vicenda e, forti di ciò, hanno restituito modi e oggetti dei loro capricci. Per loro, una occasione per pensarci su, per conquistare, ciascuno a suo modo, consapevolezza. 

Sono però altre e diverse le letture che possono essere fatte, a misura del differente abito professionale indossato da chi guarda.

Chi fa teatro scorge in queste immagini semplicemente la vita che agisce. Ci sono i protagonisti: in questo caso, sono fratelli e sorelle, padri e madri e una malcapitata zia. E ci sono tante micro storie: i cibi rifiutati; il timore della piscina, così profonda; il desiderio di giocare a calcio anche quando il campo è chiuso; il tempo della tele che si vorrebbe non finisse mai; la tenace resistenza nell’andare a dormire che fa a gara con quella nell’andare a scuola; e infine la rabbia che fanno venire i grandi, che in un’iperbole immaginifica si tramuta in una freccia lanciata, per l’appunto, alla malcapitata zia.

Il teatro trae ispirazione dalla realtà, per restituirne l’immagine di una nuova, da esso modificata. E alla realtà, con questi disegni, si torna, chiudendo un cerchio il cui percorso è fatto di continue contaminazioni, interrogativi e crescita reciproca.

Buona visione.

 






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